Lo spettro di un cavallo si aggira nei meandri di scommesse, loschi figuri e regolamenti di conti in sospeso che paiono giungere alla conclusione. Ma come spesso accade, quello che sembra non è, e questo numero 316 della serie regolare dell'indagatore dell'incubo non è da meno. Blacky (questo il titolo) rappresenta infatti un ritorno ai temi animalisti tanti cari all'indagatore dell'incubo, e lo fa con una storia che non dispiace, e che alla fine ci mette di fronte all'aridità di certi ambienti troppo spesso inquinati da pratiche scorrette e senza scrupoli.
Rispetto ai mesi precedenti, abbastanza deludenti nonostante i nomi altisonanti, Giovanni Gualdoni riesce a tirare fuori una storia piacevole, a tratti appassionante, che recupera molti tratti di un Dylan Dog classico, alle prese con gli incubi reali che ci troviamo di fronte tutti i giorni ma che spesso restano celati. Nell'alternanza dei fatti, trovano spazio alcuni colpi di scena ben congegnati, e si recupera un Groucho in grandissima forma, brillante e mai fuori luogo come ai vecchi tempi. I tempi di inserimento dell'assistente più strampalato del comics nostrano sono perfetti, e questo rende la storia ancora più piacevole e scorrevole, da gustarsi pagina dopo pagina.
Se poi a questi ingredienti tutt'altro che trascurabili ci aggiungiamo una prova maiuscola di Daniele Bigliardo ai disegni, va da sè che questo mese l'indagatore dell'incubo ci ha regalato una storia convincente e da leggere. Certo, i puristi potrebbero storcere il naso di fronte all'ennesima fuga dall'incubo e dallo splatter tanto caro, ma tant'è prendiamo quello che di buono esce da questo albo. Che, mi ripeto, merita di essere letto, come non succedeva da qualche mese a questa parte!
I lettori sono personaggi immaginari creati dalla fantasia degli scrittori. (Achille Campanile)
Visualizzazione post con etichetta bonelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bonelli. Mostra tutti i post
mercoledì 9 gennaio 2013
mercoledì 5 dicembre 2012
Dylan Dog 315: La Legione degli Scheletri
Un po' di splatter, un po' di sentimentalismo, un po' di retorica e qualche personaggio storico che torna a far capolino. Ecco il succo dell'ultimo Dylan Dog uscito in edicola a novembre, intitolato La legione degli scheletri.
L'evento era di quelli succulenti per ogni appassionato dylaniato che si rispetti: per la prima volta nella sua storia, infatti, l'indagatore dell'incubo è protagonista di un evento eccezionale. Copertina, sceneggiatura e disegni opera di un solo autore, e non di uno qualsiasi, ma di quell'Angelo Stano che rappresenta un mito vivente quasi allo stesso livello di Tiziano Sclavi.
Una catena di efferati omicidi viene ricondotta a una giovane ragazza, introversa e irascibile, che pare essere vittima di una maledizione che la condanna a prevedere le orribili morti di chi le ste intorno. Soltanto alla fine Dylan riuscirà a capire qualcosa in più di quella che ha tutti i crismi per essere considerata una storia in linea col personaggio, ma che per una serie di motivi non riesce comunque a spiccare il volo e rivitalizzare un fumetto che pare ormai da troppo tempo aver sparato le sue cartucce migliori.
Stano cerca di recuperare un po' di sano splatter troppo spesso dimenticato dagli altri autori della serie, e questo gioca sicuramente a suo favore, ma la storia procede lenta e senza impennate, risultando a volte piatta e monotona. Fra le battute di Groucho non sempre azzeccatissime e vecchi clichè legati alla pensione di Bloch o all'apparizione (sempre piacevole, ma stavolta veramente effimera) di Morgana, l'albo si trascina un po' stancamente al finale, che putroppo non riesce a riscattare una storia un po' prevedibile per chi segue l'indagatore dell'incubo da decenni.
Favolosi invece sono i disegni, attraverso i quali Stano riesce a trasmettere un'inquietudine che non traspare però dalla sceneggiatura. Verrebbe da dire "a ognuno il suo", ma sarebbe veramente troppo ingeneroso verso questa storia che, non demeritando, non rappresenta nemmeno un evento storico da ricordare come le premesse potevano promettere. Un mix fra vecchio e nuovo, e non poteva essere diversamente per un autore che ha fondato la propria carriera proprio sul personaggio di Dylan Dog.
Resta comunque un albo da leggere a apprezzare, personalmente forse l'avevo caricato di troppe aspettative. E di questi tempi, con Dylan Dog, meglio non esagerare e accontentarsi. Aspettando un nuovo astro nascente che sappia riportare la serie al livello che le compete.
L'evento era di quelli succulenti per ogni appassionato dylaniato che si rispetti: per la prima volta nella sua storia, infatti, l'indagatore dell'incubo è protagonista di un evento eccezionale. Copertina, sceneggiatura e disegni opera di un solo autore, e non di uno qualsiasi, ma di quell'Angelo Stano che rappresenta un mito vivente quasi allo stesso livello di Tiziano Sclavi.
Una catena di efferati omicidi viene ricondotta a una giovane ragazza, introversa e irascibile, che pare essere vittima di una maledizione che la condanna a prevedere le orribili morti di chi le ste intorno. Soltanto alla fine Dylan riuscirà a capire qualcosa in più di quella che ha tutti i crismi per essere considerata una storia in linea col personaggio, ma che per una serie di motivi non riesce comunque a spiccare il volo e rivitalizzare un fumetto che pare ormai da troppo tempo aver sparato le sue cartucce migliori.
Stano cerca di recuperare un po' di sano splatter troppo spesso dimenticato dagli altri autori della serie, e questo gioca sicuramente a suo favore, ma la storia procede lenta e senza impennate, risultando a volte piatta e monotona. Fra le battute di Groucho non sempre azzeccatissime e vecchi clichè legati alla pensione di Bloch o all'apparizione (sempre piacevole, ma stavolta veramente effimera) di Morgana, l'albo si trascina un po' stancamente al finale, che putroppo non riesce a riscattare una storia un po' prevedibile per chi segue l'indagatore dell'incubo da decenni.
Favolosi invece sono i disegni, attraverso i quali Stano riesce a trasmettere un'inquietudine che non traspare però dalla sceneggiatura. Verrebbe da dire "a ognuno il suo", ma sarebbe veramente troppo ingeneroso verso questa storia che, non demeritando, non rappresenta nemmeno un evento storico da ricordare come le premesse potevano promettere. Un mix fra vecchio e nuovo, e non poteva essere diversamente per un autore che ha fondato la propria carriera proprio sul personaggio di Dylan Dog.
Resta comunque un albo da leggere a apprezzare, personalmente forse l'avevo caricato di troppe aspettative. E di questi tempi, con Dylan Dog, meglio non esagerare e accontentarsi. Aspettando un nuovo astro nascente che sappia riportare la serie al livello che le compete.
martedì 6 novembre 2012
Dylan Dog n.314: I segni della fine
Una serie di misteriose morti e una catena di eventi soprannaturali sconvolgono Londra, apparentemente senza motivo. Due ragazzi dalle vite difficili sono implicati in qualche modo, ma non si riesce a capire come, mentre l'indagatore dell'incubo, questa volta, brancola nel buio. E a nulla vale la voglia di Bloch di non perdere la pensione, la svolta e la risoluzione della storia si avrà soltanto a giochi fatti, e soltanto per ricominciare.
E' questa, in poche parole, la trama de I segni della fine, l'albo del mese di ottobre scritto da un ispirato Gualdoni e disegnato dal veterano Casertano. La storia è avvincente e mantiene incollati all'albo per tutta la durata della trama, senza particolari voli pindarici, ma comunque presentando una buona dose di tematiche care ai fans dylaniati. Non ci stanchiamo ancora oggi di leggere albi del genere, anche se mancano da troppo tempo storie che ci riconcilino con il nostro caro eroe londinese.
Graditissimo il cameo del Rabbino Allen, una vecchia conoscenza per i fans di lunga data.
Sostanzialmente ho letto volentieri l'albo, scorrevole e piacevole anche grazie ai bei disegni di Casertano. Una lettura consigliata per il relax: scordatevi incubi, suggestioni e psichedelie oniriche.
E' questa, in poche parole, la trama de I segni della fine, l'albo del mese di ottobre scritto da un ispirato Gualdoni e disegnato dal veterano Casertano. La storia è avvincente e mantiene incollati all'albo per tutta la durata della trama, senza particolari voli pindarici, ma comunque presentando una buona dose di tematiche care ai fans dylaniati. Non ci stanchiamo ancora oggi di leggere albi del genere, anche se mancano da troppo tempo storie che ci riconcilino con il nostro caro eroe londinese.
Graditissimo il cameo del Rabbino Allen, una vecchia conoscenza per i fans di lunga data.
Sostanzialmente ho letto volentieri l'albo, scorrevole e piacevole anche grazie ai bei disegni di Casertano. Una lettura consigliata per il relax: scordatevi incubi, suggestioni e psichedelie oniriche.
domenica 14 ottobre 2012
Dylan Dog n. 313: "Il crollo"
Si vociferava da qualche tempo, e finalmente Paola Barbato è tornata a scrivere Dylan Dog. E questo succede nel numero di settembre, intitolato "Il Crollo", un albo che certo non rimarrà negli annali delle storie dylaniate.
La dialettica del bene e del male è uno degli argomenti preferiti dagli autori dell'indagatore dell'incubo, quindi già di per sè l'originalità e la sorpresa sarebbero state difficili. La Barbato però non fa nulla per uscire dal solco dei suoi predecessori, restituendoci una storia a tratti banale, scontata e che non scalda il cuore in alcun modo. Deludente da una come lei, che invece ci aveva abituato a saper toccare le corde giuste per emozionare il lettore. Stavolta non succede nulla di tutto ciò: a volte farraginosa, la sceneggiatura si avvita più volte su sè stessa, senza impennate, filando piatta fino alla conclusione, quasi una liberazione da una storia monotona e già letta e riletta.
Interessante, semmai, è l'ambientazione claustrofobica, una galleria delle fogne nella quale Dylan resta intrappolato e senza memoria assieme ad altre persone. Nessuno ricorda perchè, in un alternarsi di bugie e sospetti, che si risolveranno soltanto alla fine, quando il "male o il bene" si paleseranno donando a tutti un pensiero su cui riflettere. Uno spunto interessante è quello legato ai nodi di Hartmann visti come aggregatori e risucchiatori di emozioni umane, sia positive che negative. Una intuizione che, duolo dirlo, poteva essere sfruttata meglio.
Degni di menzione invece sono i disegni di Freghieri, un altro decano che stavolta non delude. Il tratto bellissimo dona alla storia un'aura di mistero e si integra bene con la sceneggiatura, salvando un albo che almeno da questo punto di vista merita di essere letto e ammirato. Una prova tutt'altro che scontata, dal momento che in passato anche il disegnatore era stato messo "sotto processo" dai suoi lettori.
Come terminare una recensione del genere? Di sicuro felice per il ritorno della Barbato, spero soltanto che questo albo (infelice) sia una parentesi, un assestamento per tornare ad essere la sceneggiatrice di punta della serie. E allora chiudiamo come abbiamo cominciato: il numero 313 non verrà ricordato dai fans, questo è sicuro.
La dialettica del bene e del male è uno degli argomenti preferiti dagli autori dell'indagatore dell'incubo, quindi già di per sè l'originalità e la sorpresa sarebbero state difficili. La Barbato però non fa nulla per uscire dal solco dei suoi predecessori, restituendoci una storia a tratti banale, scontata e che non scalda il cuore in alcun modo. Deludente da una come lei, che invece ci aveva abituato a saper toccare le corde giuste per emozionare il lettore. Stavolta non succede nulla di tutto ciò: a volte farraginosa, la sceneggiatura si avvita più volte su sè stessa, senza impennate, filando piatta fino alla conclusione, quasi una liberazione da una storia monotona e già letta e riletta.Interessante, semmai, è l'ambientazione claustrofobica, una galleria delle fogne nella quale Dylan resta intrappolato e senza memoria assieme ad altre persone. Nessuno ricorda perchè, in un alternarsi di bugie e sospetti, che si risolveranno soltanto alla fine, quando il "male o il bene" si paleseranno donando a tutti un pensiero su cui riflettere. Uno spunto interessante è quello legato ai nodi di Hartmann visti come aggregatori e risucchiatori di emozioni umane, sia positive che negative. Una intuizione che, duolo dirlo, poteva essere sfruttata meglio.
Degni di menzione invece sono i disegni di Freghieri, un altro decano che stavolta non delude. Il tratto bellissimo dona alla storia un'aura di mistero e si integra bene con la sceneggiatura, salvando un albo che almeno da questo punto di vista merita di essere letto e ammirato. Una prova tutt'altro che scontata, dal momento che in passato anche il disegnatore era stato messo "sotto processo" dai suoi lettori.
Come terminare una recensione del genere? Di sicuro felice per il ritorno della Barbato, spero soltanto che questo albo (infelice) sia una parentesi, un assestamento per tornare ad essere la sceneggiatrice di punta della serie. E allora chiudiamo come abbiamo cominciato: il numero 313 non verrà ricordato dai fans, questo è sicuro.
Iscriviti a:
Post (Atom)


